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Quell’inginocchiatoio…

QUELL’INGINOCCHIATOIO…
A distanza di molti anni ci assale una grande nostalgia di mons. Delle Nocche e del suo inginocchiatoio all’angolo del salone di ricevimento nell’episcopio di Tricarico. Il motivo? Forse perché ci sentiamo come soverchiati da questo mondo senza anima. Sentiamo intorno a noi il rincorrersi di parole talora senza senso, snodate in un vuoto nominalismo che non può appagarci nell’intimo. Perciò sentiamo nostalgia di questo Padre. Ed è là, su quell’inginocchiatoio, per infonderci sicurezza e per riproporci la sua fede … «Io credo, credo inconcussamente e questo mi fa vivere nella luce e nella pace». È la professione di fede in un Dio che si fa presente con assoluta priorità: «Solo Dio, sempre Dio» per la cui gloria vale la pena spendere la vita: «Se ho desiderio di qualche cosa non è certo per me, ma solo per Dio». Quante volte siamo spiazzati dalla presenza del male spesso in forme corpose, talora sottili. Non possiamo sottrarci a questa visione di fronte alla quale anche la più forte volontà sembra flettersi, incapace di reagire. Ci sentiamo sconvolti, forse fuorviati. Riprendiamo allora il nostro cammino verso quell’inginocchiatoio per ascoltare Ie sue parole di conforto e di incoraggiamento: «Dio è infinitamente buono anche quando ci prova e non manda prove superiori alle nostre forze, e quando ci prova, lo fa per il nostro profitto». Lo scenario delle contraddizioni non si cancella. Ci siamo calati dentro e la tentazione di lasciarci portare dalla corrente è forte perché dinnanzi alla vita spesso, come per i discepoli di Emmaus, si fa sera. Ci sovviene allora di quella voce ormai remota nel tempo ma viva e rasserenante: «Come lo loderemo e ammireremo quando potremo vedere Ie disposizioni meravigliose dell’amor suo in queste prove che ci manda. Cominciamo a farlo sin da ora con fede certa, assoluta, incrollabile; meriteremo la lode Sua: beati quelli che non vedono e credono». Come per Bernanos nel Curato di Campagna: “Tutto è grazia”, «tutto è buono», ci perfeziona, ci libera dal male. «Anche quando tutto crollasse intorno a noi e non avessimo punto di appoggio non dovrà venir meno la nostra assoluta confidenza in Dio, il quale forse aspetta proprio questa prova per operare Lui in un momento quello che tutte le industrie umane non saprebbero fare in mille anni». I nostri sono tempi difficili: abbiamo cancellato molte cose e la nostra orfanezza ci appare in tutta la sua tragicità. Quanto è salutare allora riportare alla soglia della nostra coscienza di uomini del nostro tempo la voce di questa Guida dello spirito: «I momenti difficili che attraversiamo impongono completo abbandono in Dio». «Guardate Dio, solo Dio in ogni evento: qui è l’essenza di tutta la vita». Chi di noi riesce più a sfuggire alla tentazione di orgoglio che inebria il nostro mondo? Siamo tentati tutti dal mito di Prometeo: scandagliamo il macrocosmo, ci apriamo la strada al mondo più piccolo, il microcosmo e, come il ragno della leggenda, non vogliamo che la nostra tela sia attaccata in alto. E invece senza di lui, Dio, tutto diventa inesplicabile e le nostre velleità di rifugiarsi nel caso diventano puerili. Per tali motivi il pensiero moderno ha conosciuto esiti nefasti, distruttivi, e sono affiorati disvalori che ci sconvolgono: l’angoscia, il nulla … Se sapessimo interrogare ancora una volta Monsignore, egli ci risponderebbe: «E’ tanto necessario che ci abituiamo a considerare tutto in Dio e non nei riguardi nostri! … ». «Ricordate: noi siamo niente. Dio non ha bisogno di noi. Dobbiamo lavorare solo in quanto Egli lo vuole, se lo vuole e come lo vuole». E’ questo innesto nella vita di Dio che ci eleva veramente non le opere giudicate grandi dal mondo: «AI suo cospetto le opere che il mondo giudica grandi valgono poco se non sono fatte per puro amore di Lui ed anche una parola buona o una piccolissima mortificazione ha altissimo valore se l’ha ispirata un grande amore per Lui». Il nostro mondo è caratterizzato da un prolungato chiacchiericcio ed è opportuno il silenzio che concilia il pensiero, la ricerca vera che può spingere alla rinascita. Bene a ragione invece dei discorsi, si esige la testimonianza. Ed allora ritorniamo a quell’inginocchiatoio! Ci attende Uno che consilio multos adiuvit, exemplo omnes.

Un mondo con l’anima. La spiritualità di Raffaello Delle Nocche

È proprio dei santi non tramontare. Mons. Raffaello Delle Nocche ha tutta la stoffa della santità e, con essa, un’attualità che il passare del tempo non scalfisce. L’autore di questo profilo spirituale, monsignor Pancrazio Perrone, non è nuovo ad illuminare il volto di questo testimone del nostro tempo, avendone tracciato diversi anni fa una fondamentale biografia. Ora torna volentieri al suo “eroe”, si rituffa nei testi come a “strizzarne” l’anima. E ne esce un Delle Nocche che continua a parlare, con la voce del nostro tempo. Sul santo vescovo di Tricarico c’è una notevole letteratura, in attesa forse di un balzo documentario e di una rilettura “contestuale” che aiuti a misurarne ancor meglio lo spessore, nell’ orizzonte della società, della cultura, della spiritualità del suo tempo. Ma partendo dai suoi scritti, in particolare dalle sue lettere, c’è tutto quanto è necessario per esserne ammirati e soprattutto per entrare in sintonia profonda con lui. Mons. Delle Nocche sapeva parlare il linguaggio della semplicità, dentro il quale riversava, a vantaggio di tanti suoi figli spirituali, l’ardore di un cuore innamorato del Signore. Non meraviglia che Perrone si faccia portavoce di una nostalgia, che abita quelli che lo conobbero e lo amarono, la nostalgia – intendo – di quel suo “inginocchiatoio”, che lo vide interminabilmente prostrato ai piedi dell’Eucaristia, in un colloquio cuore a cuore col Maestro. E’ provvidenziale che questo nuovo ritratto di lui come “uomo eucaristico” giunga in libreria in un momento in cui il Papa, con I’enciclica Ecclesia de Eucharistia (2003) ha insistito fortemente non solo sulla centralità della Santa Messa, ma anche sull’importanza dell’adorazione eucaristica. «Il Cuore di Gesù – diceva mons. Delle Nocche – è nei molteplici mezzi di salute che possediamo; e segnatamente nella santa Eucaristia, vivo, reale, palpitante. L’Eucaristia, capolavoro di quel Cuore divino, ne è I’ultima parola di amore e la suprema attrattiva e possiamo perciò dire essere il Cuore stesso del cristianesimo». Questo senso forte della presenza eucaristica accompagnò la vita del santo vescovo di Tricarico. Credo che pochi come lui potrebbero sottoscrivere alla lettera, come frutto della stessa esperienza spirituale, quanto Giovanni Paolo II in tono testimoniale, ha scritto nella menzionata enciclica: «E’ bello intrattenersi con Lui e, chinati sul suo petto come il discepolo prediletto (cf Gv 13) 25) essere toccati dall’amore infinito del suo cuore. Se il cristianesimo deve distinguersi nel nostro tempo, soprattutto per l’ ”arte della preghiera”, come non sentire un rinnovato bisogno di trattenersi a lungo, in spirituale conversazione, in adorazione silenziosa, in atteggiamento di amore, davanti a Cristo presente nel Santissimo Sacramento? Quante volte, miei cari fratelli e sorelle, ho fatto questa esperienza, e ne ho tratto forza, consolazione, sostegno!» Ho avuto modo di evidenziare, in un volumetto di alcuni anni fa (Alla scuola dell’Eucaristia) Città Nuova, Roma 1998), che la spiritualità eucaristica di mons. Delle Nocche ebbe un accento che merita di essere colto in tutta la sua pregnanza: il senso del “discepolato”. Magister adest et vocat te era il motto evangelico che egli consegnò alle figlie spirituali della Congregazione da lui fondata. E il modo come le volle chiamare è tutto un programma: Discepole di Gesù Eucaristico. “Discepole”: mentre partecipano alla celebrazione e sostano in adorazione, devono sentirsi come “a scuola”, “imparare”, e imparare precisamente il modo eucaristico della vita di Gesù, al fine di «eucaristicizzare» la propria vita. A distanza di pochi anni, nell’enciclica sull’Eucaristia, il papa avrebbe ripreso concetti simili: portando come esempio la Vergine Santa definita «donna eucaristica». La Maadonna è eucaristica con tutta la sua vita. L’Eucaristia non è solo fonte e culmine della vita cristiana nel suo momento celebrativo. Lo è anche nella sua permanente «esemplarità». E’ “luce”, come il Papa ha ribadito in Rosarium Virginis Mariae, proponendo I’Eucaristia come vertice dei «misteri della luce». Il movimento con cui Cristo, in essa, si offre al Padre e si fa nutrimento è una traccia dell’essere cristiano, un ideale da coltivare, un traguardo a cui tendere. Tutto questo – si badi – ben lontano da uno spiritualismo disincarnato. Proprio l’impegno profuso da Raffaello Delle Nocche, «uomo eucaristico» per il riscatto sociale di una delle terre allora più desolate del Mezzogiorno d’Italia, la dice lunga sulla forza anche sociale della spiritualità eucaristica. L’Eucaristia è progetto. E’ forza di costruzione della storia. Se la si comprende, è fatta apposta per mettere in questione i nostri equilibri sociali ignari del grido dei poveri, e per obbligarci a fare i conti con gli interrogativi infuocati che I’Apostolo Paolo poneva alla comunità di Corinto, dove si era osato, in contraddizione lampante con la mensa eucaristica, prendere il nutrimento spirituale senza condividere il pane quotidiano. Per l’Apostolo si trattava di un controsenso intollerabile. Altrettanto direbbe mons. Delle Nocche. Plasmato dall’Eucaristia, il santo Vescovo si fece davvero pane spezzato. Si diede senza risparmio per il suo popolo. Ed è bello, rileggendo i frammenti di lettere che Perrone riporta in questo libro, seguirlo in questo suo instancabile “consegnarsi”, mettendosi a fianco di quanti erano affidati alle sue cure, e a lui si rivolgevano per chiedere sostegno e orientamento di vita. Grande fu, il Delle Nocche, come direttore di spirito. Un vero maestro. Ma fu soprattutto un Padre. Con tutto il calore insito in questa parola. C’era dunque da attendersi ciò che Perrone rileva, con il privilegio di chi visse da vicino gli eventi: «Quando il 27 novembre del 1960 mons. Delle Nocche venne sepolto nella sua cattedrale di Tricarico, tutti furono convinti di assistere ad un inizio più che ad una fine». Le “Discepole”, sue prime figlie, lo testimoniano, anche con la loro premura nel diffonderne la testimonianza. Mi auguro sia nei disegni della Provvidenza che un Pastore di vita così esemplare sia presto elevato agli onori degli altari.
† DOMENICO SORRENTINO Arcivescovo

Esaltazione della Croce

Signore, mio Dio, la parola “croce” suscita nel cuore umano vari sentimenti:
c’è chi si scandalizza, chi inorridisce, chi rifiuta, chi in tutti i modi si sottrae;
la S. liturgia, al contrario, ce la fa contemplare come “talamo, trono ed altare”.
Per grazia comprendo che in questa festa si celebra, per i cristiani, il colmo dell’Amore.

La Croce, duro letto su cui, Gesù, le tue delicate membra – denudate e crudelmente stirate
per essere orribilmente inchiodate – pagano il fio dell’umana imperdonabile condanna
e, nel dolore indicibile del silenzio del Padre, una spada ti squarcia il costato ed offri sangue e acqua:
nasce la Chiesa, àncora di salvezza; ma noi nella storia, senza sosta, quel “duro silenzio” prolunghiamo.

La croce, come il serpente levato nel deserto, guarisce nel profondo chi a Lei si volge
e diviene sempre più convincente che da questo segno di estrema condanna
a noi è venuta invece la straordinaria ricchezza della divina figliolanza donataci dal Padre
per il cruento sacrificio del Figlio suo: l’Unigenito, l’Amato che, libero, ha compiuto la volontà del Padre.

La croce, Signore Gesù, prezzo del nostro riscatto: da te è stato pagato con amore perché hai detto:
“Ho desiderato ardentemente questo Battesimo e come potrei dire: “Padre, passi da me questo calice”?
e, madido di rosso sudore, dai pori del tuo corpo il sangue scorre, ne bagna il terreno circostante.
E, liberamente vai al supplizio perché l’eterno Progetto del Padre sull’uomo, sempre risplenda.

La croce diviene “trono” da cui fluisce la grazia che salva, ridona dignità, apre alla Speranza.
Questo, Signore, ci insegna che è l’offerta, la tua a cui vogliamo unire la nostra, che, se l’accogli,
ci dona partecipazione a dignità così alta e sublime, da non potersi minimamente immaginare
se Tu stesso non ce l’avessi rivelato: “Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me…!”

La Croce: “Altare” del tuo sacrificio sublime, perenne ed infinito, Signore Gesù, che abbraccia e redime.
Sì, salva, libera fino alla fine del tempo l’intera umanità, a partire dai nostri Progenitori – Adamo ed Eva-
quando Risorto, disceso agli inferi li ridestasti per primi e si assisero dove li rendesti per sempre felici.
Ti prego, Gesù,per Maria, Madre Addolorata,di concedermi di amare la Croce di ogni giorno come altare.

Chi poi si fregia del nome di “discepola” tua, penso debba con grande amore e diligenza
nella preghiera, nello studio, nella contemplazione e anche nell’azione, approfondire tale lezione.
Infatti, Signore Gesù, Tu non chiedi che il discepolo sia superiore al Maestro, cosa impossibile,
ma che esso, dopo essere stato ben istruito, sia felice di essere come il suo Maestro.

Ti chiedo umilmente infine, o divino Maestro, di farmi capire concretamente che nella vita
il massimo dell’amore è abbracciare “la croce”: quella feriale, di ogni giorno, di ogni momento
e, in comunione con Te, adorare la volontà salvifica del Padre, facendo offerta sul mio altare
di ogni evento, situazione, persona, difficoltà che mi si presenti per vivere anche la riparazione. Amen!

Gli alunni della classe V elementare di S. Pietro V. scrivono al Papa

Carissimo Papa Francesco,
siamo i ragazzi della scuola Primaria S. Antonio delle Suore Discepole di Gesù Eucaristico in
S. Pietro Vernotico (BR) diocesi di Lecce.
Lo scorso anno i nostri amici che hanno terminato la V classe avevano scritto dei bellissimi
racconti sulla solidarietà e così anche noi ragazzi della V di quest’anno abbiamo voluto
continuare a riflettere e vivere nella solidarietà scrivendo alcune poesie e illustrandole con
i nostri disegni.
Abbiamo voluto anche scrivere alcuni pensieri in questo tempo del Covid-19 per ricordare
tutti coloro che non ci sono più, quelli che hanno sofferto e soffrono, i medici, gli infermieri
e tutti coloro che hanno dimostrato tanto amore e… solidarietà con tutti…
Desideriamo dedicare a te queste nostre poesie a te che ci sei stato tanto vicino in questo
tempo di dolore e solitudine, sei stato pronto a pregare per tutti noi, e noi vogliamo
pregare per te, perché tu sia felice, stia bene, ci protegga, che tu sia sereno e riposi
anche un po’.
Immaginiamo nel tuo cuore quanto dolore ci sia per questa umanità, ma ci siamo anche
Noi, Papa Francesco, noi ragazzi possiamo regalare al tuo cuore, un po’ di pace e di
speranza e oggi lo vogliamo fare con questo piccolo opuscolo che vuole essere il nostro
grazie perché ci sei… sempre…
Grazie da parte nostra, dalle nostre famiglie e dai nostri insegnanti.
Un abbraccio da tutti noi… e tu leggendo queste nostre poesie abbraccia tutti noi,
specialmente chi è più solo e abbandonato…
Grazie di cuore
I ragazzi della quinta classe

Lettera dal Vaticano agli alunni di S. Pietro Vernotico

Segreteria di Stato
Prima Sezione – Affari generali Dal Vaticano, 29 luglio 2020

Cari Bambini,
con cortese lettera del 20 luglio corrente, la vostra insegnante Alda Macchia, ha fatto pervenire
al Santo Padre Francesco la raccolta delle poesie e dei disegni da voi realizzati durante l’emergenza sanitaria mondiale, chiedendo un segno della sua spirituale vicinanza.
Grato per i sentimenti che hanno suggerito il filiale gesto, Sua Santità, che vi pensa con amorevole tenerezza, assicura per ciascuno il Suo ricordo nella preghiera e, mentre vi esorta ad invocare il Signore Gesù,implorando misericordia per l’umanità duramente provata dalla pandemia di coronavirus, consolazione per gli ammalati e i loro familiari e forza per gli operatori sanitari, di cuore imparte la Benedizione Apostolica, con l’augurio che possiate camminare sempre, insieme alle persone care, sulla via della gioia e della pace, per costruire un mondo migliore nell’amore.
Anch’io vi saluto cordialmente augurandovi ogni bene nel Signore.

Mons. L. Roberto Cona
Assessore
__________________________________

Ai Bambini
della Classe V
Scuola Primaria 2S. Antonio”
Istituto Suore Discepole di Gesù Eucaristico
Via Giovanni Pascoli, 10
72027 SAN PIETRO VERNOTICO (BR)

Carissime Sorelle DGE, “Ecco lo Sposo che viene!…Preparate le vostre lampade…e andategli incontro!“

Magister adest et vocat nos! Mater mea fiducia mea!

Roma, 29.08.2020

Carissime Sorelle DGE,
“Ecco lo Sposo che viene! …Preparate le vostre lampade…e andategli incontro!“
Alla vigilia del grande giorno della vostra Professione perpetua in cui con il vostro Sì libero, gioioso e consapevole accogliete l’Alleanza sponsale definitiva con il Dio Trinità-Amore, vi sono affettuosamente vicina.
Prego e gioisco per voi e con voi. Preparate le lampade del vostro cuore con l’olio dell’amore e dell’oblatività.
Maria, la Vergine fedelissima, vi aiuti oggi e in tutti gli istanti della vostra vita nel cammino di liberazione da voi stesse, per essere grembo che accoglie la Volontà di Dio con amore e con gioia sempre!
Nel Rito della Professione la Rev.da Superiora generale, accogliendovi nella Famiglia religiosa delle Discepole di Gesù Eucaristico, sottolinea che, entrando definitivamente nell’Istituto, tutto diviene comune tra di noi: grazia, gioie, doveri, dolori, fatiche ecc…Entrate effettivamente nella Congregazione, che però non è santa, ma in cammino, in noi suoi membri, verso la santità. Penso siate consapevoli – per l’esperienza fatta – che neppure voi siete ancora arrivate, ma che con questa tappa importante, canonicamente definitiva, assumete di fronte alla Chiesa, al mondo e alla Congregazione l’impegno di tendere alla santità, avendo come norma suprema il Vangelo, tradotto per noi nella Regola di vita.
Amiamoci, e diamo testimonianza al mondo, sostenendoci a vicenda con gioia, accogliendoci come un dono speciale nella diversità di lingua, di origine, di cultura: diversità che ci rendono più simili alla Chiesa nella sua universalità.
La Liturgia odierna ci richiama alla fedeltà nella vigilanza; domani la celebrazione del martirio di Giovanni il Battista evidenzia come la vita consacrata sia un martirio d’amore. Nell’amore si richiede costante vigilanza, per vivere “la fedeltà nelle piccole cose”: ideale tracciatoci dal Venerabile Padre Fondatore per divenire sante, cioè vere discepole di Gesù Eucaristico: Adoratrici e Riparatrici.
Con gli auguri più affettuosi, prego per tutte e per ciascuna e vi abbraccio di cuore, affidandovi alla nostra Madre Addolorata perché vi sia Madre tenerissima, modello di ogni virtù e vi aiuti ad essere madre per ogni fratello bisognoso.
Suor Aurea Perniola dge

Corpus Domini, 16.6.1933

Corpus Domini, 16.6.1933
In questo mese di Giugno cadono le feste più belle e più nostre; il Corpus Domini, il Sacro Cuore, la cui ottava si conclude con la festa del Cuore Eucaristico di Gesù, il mistero proprio, col quale onoriamo Gesù nella nostra Congregazione. Sia in questi giorni tra voi, una vera gara di umiltà: umiltà interna, più che esterna. I Santi si credevano indegni di stare in mezzo agli altri e noi ci lamentiamo, se non siamo salutati, se non siamo considerati e stimati… Ora ognuna deve nell’interno stimare di essere trattata sempre meglio di quello che merita: ognuna di voi deve esercitare l’umiltà, combattendo ogni pensiero di stima propria, di gelosia, combattendo tutte quelle passioni che dispiacciono al Sacro Cuore e vi impediscono di adempiere la vostra missione. Il Sacro Cuore, che fa tutte le grazie a chi confida in Lui, faccia alla nostra Congregazione questa grazia: che da oggi ognuna di voi imiti Lui. Egli ha detto: «Imparate da me, che sono mite ed umile di cuore», qui è tutto; qui è l’unica cosa necessaria; potreste avere tutte le doti migliori, scienza, attività… Se non avrete l’umiltà tutto il resto sarà un nulla. Confidiamo nel Cuore di Gesù. (Tratt. Pag. 111)

Ascensione del Signore

Dagli Atti degli Apostoli (At 1,1-11)
Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo. Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo». Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra». Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

Auguri, carissimo Padre!

Carissimi, oggi la Chiesa celebra la Domenica delle Divina Misericordia. L’Eucarestia è la manifestazione insuperabile dell’amore misericordioso di Dio.
Cristo presente in mezzo a noi, sotto i Segni sacramentali, continua la sua testimonianza d’amore donato anche nella vita dei Santi; perciò oggi, insieme a questo grande dono del cuore di Dio misericordioso, desideriamo ricordare e celebrare anche l’anniversario della nascita del nostro amatissimo Padre fondatore, il Venerabile Raffaello Delle Nocche.
La sua vita fu una testimonianza splendida di amore verso Dio e verso i fratelli più poveri, più bisognosi, più indifesi e dimenticati. Seppe farsi prossimo di chi soffriva la fame di pane materiale e spirituale; di chi ignorava di essere oggetto di amore da parte di Dio e lo fece legandosi profondamente alla Chiesa e al popolo che il Signore gli aveva affidato. Lo fece sfidando tutte le difficoltà che si frapponevano alla sua opera. Lo fece soprattutto moltiplicando i collaboratori, perché il bene divino continuasse ad essere riversato per sempre nel cuore degli uomini.
Aiutaci, Signore, a continuare l’opera del nostro amato Padre; donaci un cuore che sa abbracciare l’umanità intera nella preghiera e dacci mani che accarezzando, toccando, lavando le piaghe dei fratelli possiamo insieme benedirti e lodarti.

Festa della Santa Famiglia di Gesù Maria e Giuseppe

Ogni anno, fra l’ottava del Natale del Signore, nella Sacra Liturgia celebriamo la festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe.
E’ motivo di vera gioia per noi Discepole di Gesù Eucaristico fare gli auguri più belli a tutte le famiglie con cui veniamo quotidianamente in contatto. E oggi vogliamo farli con un brevissimo riferimento alla splendida riflessione di San Paolo VI, pellegrino nella casa di Nazareth. “La casa di Nazareth…è la scuola del Vangelo… Qui si impara ad osservare, ad ascoltare…ad imitare… Qui comprendiamo il modo di vivere in famiglia. Nazareth ci ricordi cos’è la famiglia, cos’è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro ed inviolabile: ci faccia vedere com’è dolce ed insostituibile l’educazione in famiglia, ci insegni la sua funzione naturale nell’ordine sociale…
Auguriamo a tutti coloro che ci seguono attraverso questa pagina del nostro sito che Gesù, Maria e Giuseppe vi benedicano e vi donino serenità e gioia.
Le Discepole di Gesù Eucaristico