Sr Piergiuliana Paradiso, sdge

L’inizio della nostra missione fu non priva di difficoltà: il distacco dalle nostre consorelle, il trasferimento del vescovo che ci aveva chiamate a lavorare nella diocesi, i problemi di salute della responsabile. Pian piano demmo inizio alla realtà del centro eucaristico nella cattedrale di Pemba, con l’esposizione quotidiana del Santissimo.

Missione in Mozambico

                       

Il 10 marzo 2003 partimmo da Roma in quattro per iniziare una nuova missione in Mozambico, accompagnate dalla Superiora generale Madre Aurea e dall’economa generale.

Arrivammo a Pemba con un caldo afoso; tutto sembrava un sogno: la città, la gente, tutto affascinava; nel volto delle persone si leggeva la tristezza di un passato sofferto per la guerra, per la schiavitù, per la povertà, ma vi si scorgeva anche la speranza di avere un futuro migliore.

Tutti ci salutavano, ci osservavano nei movimenti, nelle parole, nei gesti quasi volessero scorgere una possibile somiglianza con il loro modo di fare e di essere.

L’inizio della nostra missione fu non priva di difficoltà: il distacco dalle nostre consorelle, il trasferimento del vescovo che ci aveva chiamate a lavorare nella diocesi, i problemi di salute della responsabile. Pian piano demmo inizio alla realtà del centro eucaristico nella cattedrale di Pemba, con l’esposizione quotidiana del Santissimo.

La cattedrale riaprì dopo il lungo periodo della guerra e la gente, curiosa, entrava e per la prima volta vedeva delle suore in adorazione, con il mantello bianco e in ginocchio, rimanendo stupita poiché non era abituata a questa novità.

Incominciammo a formare un gruppo di adoratori ed aumentammo le ore dell’esposizione eucaristica.

Alcuni parroci ci chiamarono a lavorare nelle loro parrocchie e ci sollecitarono ad andare anche al centro missionario di Namuno: la prima chiesa cristiana nella regione nord di Cabo Delgado dove ottantuno anni prima i padri sacramentini olandesi erano arrivati da Nampula e con spirito di sacrificio e coraggio avevano fondato la missione di Santa Maria di Namuno.

                                                          

La missione era molto grande e bella, il popolo attingeva fede, cultura e lavoro.

Nel 1971 scoppiò la guerra civile e sia i padri che le suore della Consolata furono espulsi con la forza dalla missione. Ancora oggi gli anziani del posto ricordano questo drammatico momento con molta sofferenza.

La missione venne abbandonata e poi distrutta.

Il vescovo volle riattivarla e così nel settembre del 2004 cominciammo a pulire il locale dove potevamo alloggiare. Anche questo inizio fu difficile da affrontare: senz’acqua, né luce, né finestre, né porte…, ma la gioia era grande!

Costituimmo due comunità: tre suore tornarono a Pemba e altre tre ci fermammo a Namuno.

Iniziammo ad avvicinare le famiglie del villaggio accompagnate da un interprete. La miseria era ben visibile: ci chiedevano acqua, mulino, scuole…

L’aiuto immediato che potevamo dare fu l’acqua. Ci rimboccammo nuovamente le maniche per mettere su un locale che potesse accogliere i bambini.

Il 22 maggio del 2006 aprimmo la scuola dell’Infanzia.

Oggi la scuola accoglie 120 bambini al giorno, fanno quotidianamente il bagno e pranzano; apprendono i valori della vita e ricevono una formazione culturale.

Guidiamo un laboratorio femminile, perché ci sia una maggiore promozione della donna. Siamo impegnate nella catechesi, nel centro eucaristico, nella formazione alle famiglie.

Con spirito di gioia lodiamo il Signore per quanto opera attraverso le nostre povere persone.

Suor Piergiuliana Paradiso DGE