Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna

Carissime Sorelle, siamo alle soglie della solennità del Corpus Domini, festa molto importante per tutte noi e molto cara al cuore del nostro Venerato Padre; festa nella quale sentiamo fortemente la chiamata a rinnovare l’ardore della nostra vocazione eucaristica e a darle nuovo slancio.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue…

Magister adest et vocat nos!
Carissime Sorelle,
siamo alle soglie della solennità del Corpus Domini, festa molto importante per tutte noi e molto cara al cuore del nostro Venerato Padre; festa nella quale sentiamo fortemente la chiamata a rinnovare l’ardore della nostra vocazione eucaristica e a darle nuovo slancio.
La solennità del Corpus Domini raccoglie in sé tutti gli aneliti d’amore del Cristo, che lo hanno spinto a dare la vita per noi e a rimanere attraverso il memoriale eucaristico con noi, in noi e per noi. Il memoriale eucaristico che per grazia ogni giorno celebriamo ci infonde coraggio e ci assicura
che anche noi come Gesù possiamo ogni giorno donare la vita e rendere con Lui più bello il mondo in cui viviamo. Il Padre ci esorta a vivere con ardore questa festa e ci ripete:
“Figlie mie, vi rivolgo poche parole in preparazione alla festa del Corpus Domini, festa, che, se da tutti èattesa con desiderio, con maggior ansia ed entusiasmo deve essere attesa dalle Discepole, perché è la festa del Corpo del Signore, la loro principale festa. Perché essa riesca bene, perché sia un trionfo per Lui e per la santificazione delle anime, deve essere preparata da intensa preghiera (Tricarico 20 giugno 1930).

Con l’aiuto e l’intercessione del nostro amato Padre fondatore anche noi nel vivere questa festa vogliamo rinnovare la nostra vita eucaristica impegnandoci a stimare e vivere con rinnovato ardore la nostra adorazione eucaristica quotidiana.

Il Padre ha definito “l’Eucaristica capolavoro del Cuore divino” e di Lui è stato detto: “Credo che pochi come lui potrebbero sottoscrivere alla lettera, come frutto della stessa esperienza spirituale, quanto Giovanni Paolo II in tono testimoniale, ha scritto nella menzionata enciclica:
«E’ bello intrattenersi con Lui e, chinati sul suo petto come il discepolo prediletto (cf Gv 13) 25) essere toccati dall’amore infinito del suo
cuore. Se il cristianesimo deve distinguersi nel nostro tempo, soprattutto per l’”arte della preghiera”, come non sentire un rinnovato bisogno di trattenersi a lungo, in spirituale conversazione, in adorazione silenziosa, in atteggiamento di amore, davanti a Cristo presente nel Santissimo Sacramento? Quante volte, miei cari fratelli e sorelle, ho fatto questa esperienza, e ne ho tratto forza, consolazione, sostegno!»
(D. Sorrentino nella prefazione a “Un mondo con l’anima” di P. Perrone, pg. 6).

Oggi tutte noi abbiamo bisogno di ripartire da questa scuola d’amore per ridare alla nostra vita quella forza che ci rende operaie silenziose della trasformazione del mondo insieme a Gesù il Signore. Il nostro mondo ha bisogno di Dio, naviga infatti affannosamente alla ricerca di speranza e
di vie che possano dare sicurezze alla vita, ma molto spesso si trova davanti a mercanti di morte e non di vita, davanti a truffatori che lo spogliano e lo lasciano mezzo morto ai margini di una esistenza senza speranza. Chi saranno i buoni samaritani del nostro tempo?
A noi a cui il Signore ha affidato il dono di vivere con Lui l’offerta viva di noi stesse con la riparazione, è certamente riservato un compito particolare.
Il Santo Padre esorta tutti i battezzati ad uscire, ad andare verso le periferie delle gente che soffre le doglie di un parto senza vie d’uscita. E noi possiamo farlo nonostante le mille fragilità che ci affliggono se rinnoviamo la nostra fede nel Signore che è in mezzo a noi e vuole darsi a noi, perché riceviamo la vita e la condividiamo con i fratelli.
Quel “prendete e mangiate” deve diventare l’amorosa fatica di ogni giorno che, mentre ci spinge a perderci, ci rinvigorisce nelle forze, ci fa osare l’impossibile, perché noi siamo state afferrate dal Dio dell’impossibile. Quell’Amore ha fatto di noi, creature fragili e povere, canali attraverso i quali può tornare a scorrere il fiume della salvezza.

La nostra nuova Regola di vita ci conferma nella grandezza della nostra vocazione e ci impegna a rendere questo dono opportunità di grazia per noi e per i fratelli; essa ci dice: “Trasformate nel nostro essere – perché abbiamo creduto all’amore di Dio per noi -, ci riconosciamo Discepole e riceviamo occhi nuovi per uno sguardo pieno di speranza, per superare il ristretto orizzonte del nostro “io” verso l’ampiezza della comunione.
Il Maestro Eucaristico ci permette di scoprire quanto Dio ama questo mondo e lo orienta a Sé. Questo porta noi Discepole ad impegnarci a vivere in modo ancora più intenso il comandamento dell’amore” (Nuove Cost. La vita secondo lo Spirito art 4).
Alla luce di tutto questo scopriamo e rinnoviamo la passione di tuffarci nel Cuore Eucaristico di Gesù, per uscirne corroborate e combattere ogni forma di scoraggiamento che non raramente prende anche noi. Chi vive eucaristicamente non può “lasciarsi rubare la speranza”, non può non lavorare alacremente perché il sale non perda il sapore e la luce non sia messa sotto il moggio.
Noi vogliamo essere attente a non diventare contraddizione… col nostro vivere!
Noi siamo certe che «Dal Cuore del Figlio di Dio, morto sulla croce, è scaturita la fonte perenne della vita che dona speranza ad ogni uomo».
La Discepola impara dal Cuore di Cristo crocifisso a conoscere se stessa e a far conoscere Dio e contribuire alla costruzione di una civiltà dell’amore. (Nuove Cost. La vita secondo lo Spirito art 2B).

Ci farà tanto bene rileggere le testimonianze di sorelle che hanno vissuto con ardore la nostra vocazione. Diceva Suor Laura: “Devo far diventare Gesù Eucaristico il centro della mia vita,… Devo vivere lo spirito della nostra Congregazione trasformando in adorazione tutte le mie azioni”
(Una vera Discepola di G.E. pg 40).

E del Padre è stato detto: “Delle Nocche era un uomo plasmato fin nelle intime fibre dalla contemplazione di Cristo Eucaristico. Quanto egli abbia appreso, per la sua pastorale, nelle lunghe ore trascorse davanti all’Eucaristia, in silenziosa adorazione, nessuno mai lo potrà misurare. Cristo Eucaristico, contemplato, adorato, ascoltato, era il suo vero Maestro” (Alla scuola dell’Eucarestia, D. Sorrentino, pg 28).
Celebrando la grande solennità del Corpus Domini rinnoviamo la promessa di vivere l’adorazione di Gesù vivente nella Santissima Eucaristia e la riparazione delle offese che Egli riceve nel Sacramento del suo amore, con rinnovato ardore. Per questo siamo nate, a questo ci chiama la nostra sublime vocazione di adoratrici e riparatrici.
Il nostro tempo ha bisogno di chi con cuore generoso si offre a testimoniare l’amore di Dio; anche noi potremo farlo se quotidianamente ci lasciamo attirare e trasformare dall’amore di Dio.
Chiediamo insieme che la grande solennità che ci apprestiamo a vivere faccia ardere il nostro cuore e ci trasformi in carità che non si stanca di spezzarsi, donarsi per ricevere e dare vita.

Carissime, per esprimere la nostra gratitudine e il nostro amore a Gesù presente nella Santissima Eucaristica, la sera che precede la grande solennità del Corpus Domini, viviamo l’adorazione eucaristica dalle 21 alle 24. Viviamola con sentimenti di ringraziamento, di gratitudine e di riparazione, in particolare per chi è lontano da Dio. Affidiamo la nostra preghiera nelle mani della Madonna Santa. Lei l’accolga come un omaggio del nostro amore
al suo Figlio e gliela presenti a nome nostro.

Con grandissimo affetto abbraccio tutte.

LA SUPERIORA GENERALE
Madre Maria Giuseppina Leo

ROMA, 18 giugno 2019